A scuola di sogni

Il sogno è una prerogativa non solo degli esseri umani, perché riguarda anche altri mammiferi. Ma non a tutti gli umani i sogni dicono le stesse cose, perché, se è vero che essi sono particolarmente vividi nella cosiddetta fase REM del sonno e sono riconoscibili sia dai movimenti oculari rapidi, che da uno stato di attivazione particolare del nostro cervello, è pur vero che il nostro cervello non coincide con la nostra mente, e le basi neurofisiologiche, che condividiamo con gli altri uomini e in parte con i mammiferi, non ci danno una spiegazione di come i nostri sogni sono collegati alla nostra vita da svegli, di come ce la rappresentano e come la re-influenzano successivamente.

 Il sogno nella storia dell’uomo

     Per l’uomo primitivo che aveva contatti continui con le forze della natura, il sogno era considerato un aiuto, un dono, un messaggio degli dèi. Esso permetteva all’uomo di capire il suo mondo attingendo ad un livello di significati diversi, più profondi di quelli della vita quotidiana.  Il sogno era, dunque, un “medium”, un canale di collegamento tra la sfera umana e quella sovrumana, tra  la fisicità corporea e la mente, tra la materialità e la spiritualità; quindi esso rivestiva un carattere di sacralità , come si deduce da fonti scritte di antiche civiltà o da usanze delle ultime tribù indigene che conosciamo e della loro prassi di farsi interpretare i sogni dallo sciamano.
Dall’Egitto alla Grecia classica, dalla Roma imperiale al Medioevo, il sogno ha fatto parte dell’armamentario della prassi terapeutica della medicina e serviva sia a formularediagnosi che prognosi. In scrittori classici come Ippocrate, Platone, Aristotele troviamo concezioni che, ante-litteram , preludono al concetto di Freud della repressione-rimozione come motore del sogno. Ma è con Artemidoro di Daldi (II sec. d.c.) che, oltre alla classificazione di 3.000 sogni in base alla natura e alle funzioni di essi, troviamo l’anticipazione  e l’applicazione del metodo delle “libere associazioni” che Freud elaborerà alla fine del 19° secolo.
E’ stata poi l’affermazione della mentalità basata sulle esaltazione della razionalità (razionalismo-illuminismo-positivismo….) – che, partendo dal Rinascimento e dal ‘600, si diffonde nel mondo Occidentale, a far regredire sullo sfondo della ricerca moderna il mondo dei sogni come fattore esplicativo della psiche umana. Di fatto è solo con Freud  e la nascita della Psicologia del  profondo che lo studio dei sogni nella prassi psicoterapeutica ri-diventa centrale, ma sarà  poi merito di Jung  quello di ri-allargare lo sguardo e di collocare i sogni in una visione meno positivistico-deterministica e molto più aperta alle culture orientali che si muovono in una logica olistica. La New Age ne ha fatto bottino, in ogni senso. E’ certo che il sistema teorico junghiano apre spazi incredibili non solo alla Psicologia, ma alla Cultura tout-court e si è rivelato profondamente euristico .

 F Goya

Oggi, sia in ambito terapeutico che in quello della crescita personale e spirituale, è improbabile che uno psicanalista o uno psicoterapeuta di indirizzo psicodinamico utilizzi alla lettera le grandi intuizioni di Freud sui sogni, perché la ricerca sui sogni è andata molto al di là degli studi neurofisiologici e dell’ applicazione  di tecniche utili all’ambito esclusivamente clinico.

 I sogni : una risorsa a cui attingere

     Interrogare le immagini, riconoscere le metafore, scomporre le condensazioni, riconoscere ciò che ha un senso preciso nella simbologia personale e ciò che va al di là della nostra limitata esperienza di vita e che riesce difficile spiegare basandosi solo su di essa (gli archetipi  di Jung), affrontare le figure spaventose che negli incubi ci fanno sudare, tremare, rabbrividire di paura o di disgusto, o ci tolgono il fiato fino a che il risveglio col cuore che batte all’impazzata non ci “libera” dal disagio, modificare durante il sogno le azioni o i ruoli di certi personaggi che ci tengono soggiogati e riuscire ad influire sul decorso del sogno stesso – è il paradosso del sogno lucido –, cogliere i cambiamenti nell’andamento della trama o dei simboli personali che abbiamo imparato a riconoscere e a veder crescere, notare le modificazioni dei sogni quando rispondiamo positivamente alla cura del cancro o quando  qualcosa di estraneo ci segnala che abbiamo a che fare non con nostri ricordi, ma con altre memorie, quelle di uno sconosciuto antenato o di chi ci ha donato un organo  e che agisce in noi, non come un semplice pezzo di ricambio…..: tutto ciò fa parte di una scuola di sogni, ovvero costituisce una opportunità che richiede impegno , ma si rivela affascinante non solo nei momenti in cui riconosciamo che ci giova per una specifica esigenza clinica, ma anche quando la totalità del nostro sé fa sentire la sua voce in mezzo al frastuono della vita  esteriore e ci mostra altri livelli e altre connessioni, altre danze verso cui ci sentiamo protesi e in cui il mondo onirico ci indica, a suo modo, un possibile percorso. 
Di volta in volta può esserci di aiuto uno psicoterapeuta, quando ce n’è bisogno; ma in altre situazioni, anche un amico o un gruppo di “sognatori” sostenuto da un esperto che s’inoltra nella grande avventura dell’esplorazione dei nostri sogni può essere uno strumento formidabile di auto-esplorazione e di auto-aiuto. Jung, che ha interpretato  innumerevoli sogni per gli altri, sentiva di non poter disporre della stessa opportunità per sè stesso e se ne rammaricava  molto :”Io non ho uno Jung che interpreti i miei sogni”, amava dire.

Candele

Man mano che apprendiamo a diventare abili nel registrare , interrogare e, talvolta, guidare parti significative dei nostri sogni, possiamo scoprire la ricchezza di imparare cose di noi che non sapevamo di sapere. Possiamo crescere. Possiamo mettere insieme in modo più armonico varie istanze spesso in conflitto della nostra personalità. Possiamo dare forma creativa  ad un’idea o una sensazione rispetto a cui il pennello, il marmo, la nota, la riga… – la materia in generale – sono portatori di una pregnante urgenza di concretizzare e, nel contempo, della difficoltà a trasformarsi nella “forma” di cui l’individuo ha bisogno. Soprattutto possiamo imparare a “preparare” i nostri sogni focalizzando l’attenzione cosciente, per il tempo che occorre, sul tema che ci interessa, esponendoci deliberatamente ad esperienze rilevanti collegate col tema stesso – film, libri, conferenze, opere d’arte.. –  e predisporre la nostra mente a rispondere ad una specie disuggestione a sognare in modo deliberato. L’ “incubazione” aiuterà a ricombinare gli elementi di cui siamo in possesso in una nuova “gestalt”, imprevedibile : essa è in ogni caso unica e personale e sfugge, pertanto, alla facile classificabilità dei tanto popolari quanto schematici dizionari dei sogni di varie provenienze.   
Il viaggio in questo mondo imprevedibile può essere uno strumento di crescita personale difficile da prevedere. Esso è il frutto sia di un lavoro consapevole, deliberato e attento, sia di un lavorìo inconscio che la nostra mente sognante riesce a fare per noi, segnalandocelo attraverso “tracce” che non sempre cogliamo spontaneamente, anche quando siamo pressati da un problema che coinvolge molto del nostro psichismo e che richiede una sinergia  particolare di energie – mi si passi la cacofonia – e i tempi di decantazione delle stesse.

       L’ ”incubazione “ del sogno

     La centralità dei sogni nella vita psichica e sociale dell’uomo viene da lontano. Per menzionare solo una delle civiltà  a cui siamo debitori diretti, gli antichi Greci, per esempio, usavano i sogni come strumento di guarigione e avevano sviluppato un preciso rituale per raggiungere lo scopo che si prefiggevano. Infatti, se malati, essi si imbarcavano in lunghi viaggi su strade polverose e accidentate per  dirigersi in pellegrinaggio ad Epidauro al tempio di Asclepio, il dio della medicina e della salute, figlio di Apollo – che, secondo la tradizione mitologica, guariva i malati e resuscitava persino i morti; essi arrivavano al tempio portando con sé le offerte dovute per ingraziarsi la divinità. Giunti a destinazione, i malati si preparavano ai sogni badando prima di tutto ad evitare cibi controindicati (vini, certi tipi di pesci e di fagioli, carne..), quindi purificavano il corpo col bagno e si concentravano solo su pensieri puri. Faceva parte del rituale il respirare aria leggera nei boschi della valle in cui sorgeva il tempio, il recuperare il giusto ritmo del corpo con la partecipazione ai giochi sportivi e il godimento dello spirito partecipando o assistendo a danze o a spettacoli musicali e drammatici. Lo scenario di sfondo erano le pareti del santuario in cui si snodavano tavolette che illustravano i meravigliosi effetti delle cure di Asclepio. Avvolti dagli odori intensi degli incensi e assorti nei canti degli inni sacri, essi  facilmente scivolavano in un sonno in cui poteva accadere di avere una visione del dio che si mostrava ai suoi fedeli…Solo dopo questa premessa era possibile entrare nel dormitorio riservato agli eletti, stendersi per dormire sul vello di una pecora sacrificata al dio tra i sibili discreti di  innocui serpenti a lui consacrati e ….aspettare  che il dio si manifestasse loro in modo preciso, così come i sacerdoti avevano predetto e come essi desideravano intensamente. Il dio poteva manifestarsi nelle sembianze della sua statua di avorio e di oro che i pellegrini avevano a lungo contemplato con sacra devozione oppure nelle sembianze di un animale o di un ragazzo. Nel corso del sogno il dio toccava i pellegrini, li curava o diceva loro cosa dovevano fare per curarsi da quel momento in poi e quali ulteriori offerte dovevano fare al tempio. Quando i pellegrini si svegliavano la mattina successiva, rinnovati e in buona salute, amavano completare il rito raccontandosi tra di loro i sogni avuti durante la notte.
Questo modo di rapportarsi ai sogni viene chiamato incubazione. Pare che nell’antica Grecia ci fossero 3-400 templi dedicati al dio Asclepio e che la pratica dell’incubazione sia stata in auge   in quella civiltà per un arco di circa mille anni, dal VI secolo a.C. al V d.C.. Qualcosa del genere succede ancora oggi a Taiwan , dove i pellegrini arrivano da ogni dove al monastero taoista  che sorge a Musa, vicino a Taipei, con la speranza di avere unsogno di guarigione oppure un sogno-guida per affrontare i problemi su cui avvertono di aver bisogno di aiuto.  Il metodo dell’incubazione è stato praticato da millenni in epoca pre-cristiana anche da  Ebrei, Egiziani, Indiani, Cinesi, Giapponesi e Musulmani. D’altronde i credenti Cristiani di oggi “vedono” i loro santi nei sogni di guarigione dopo essersi concentrati a lungo sulla vita di quelli  e sui racconti dei  loro miracoli, concentrati con fede assoluta e incrollabile, appartandosi nel silenzio discreto delle basiliche o immergendosi nell’atmosfera coinvolgente  e ritualizzata dei luoghi tipici dei pellegrinaggi.

Asclepio e il tempio dell’incubazione onirica

Tra gli studiosi si sostiene che probabilmente la pratica dell’incubazione dei Greci fosse destinata inizialmente alla cura della sterilità e che si intrecciasse con forme diprostituzione sacra. Se questa ipotesi  avesse un fondamento, non sarebbe difficile cogliere l’analogia simbolico-sessuale  (sostenuto da Freud vari secoli dopo) nelserpente sacro ad Asclepio. Dopo questa fase legata alla sterilità, si sarebbe affermata la pratica di ricercare con l’incubazione nel tempio i sogni di guarigione  non solo dalla sterilità, ma da vari tipi di altri disturbi e preoccupazioni. 
Il setting accogliente e silenzioso dello  studio di uno psicoterapeuta di oggi, mutatis mutandis, e , si parva licet parva componete magnis, non è poi così lontano dalla tranquillità in cui l’incubazione  dei sogni veniva predisposta allora o, ancora più indietro nel tempo, si praticava spontaneamente tra i popoli primitivi quando, chi aveva bisogno di “dormire sopra” ad una decisione impegnativa, si ritirava a sognare in una caverna dormendo sulla pelle di un animale sacrificato alla divinità o sulla pietra tombale di qualche antenato.

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